Marcello Carlino già docente di Letteratura italiana contemporanea, Teoria della letteratura, Storia della critica letteraria, Storia della critica d’arte presso la Sapienza Università di Roma, autore di molteplici pubblicazioni in qualità di esperto del novecento

È una questione di materia e di forma, al dunque: della osmosi che ne decide il rapporto, del moto pendolare che le interessa e ne guida l’interazione, del crescendo e del diminuendo che volta per volta caratterizzano la loro tonalità sullo spartito dell’opera.

Prendiamo le sculture per cominciare. La forma dei corpi, che pure consegue a protocolli antropomorfi convenuti nella tradizione e che risponde alla necessità di un consistere, di un ancorarsi alla solidità e alla pienezza del rappresentato e della rappresentazione, accade che si abrada, cosicché le teste appaiono private di segni di identificazione e le tracce affacciano su un volume ovoidale affrancato da indici di denotazione che dicano di un volto o su di una Venere anadiomene fusiforme, che è solo avvitamento e danza ovvero che è forma implicata nella materia, contenuta nel senso in sé della materia, consustanziale alla memoria della materia.

In parallelo, la forma-memoria della materia, che risulta dalla assorbenza e dalla struttura microcellulare del foglio tra cavità e venature, e che è trasparenza, forma diafana e sfumatura decolorata e astratta albescenza, succede che per opera di stille acquee di colore orientate dalla “ragion poetica” dell’autore, che accarezzano il foglio ascoltandone la materia, assuma profili di forma che tengono del repertorio già definito del visibile, dell’esperienza o percezione formalizzante propria dell’uomo: la forma di petali metafore di danze, di rocce scavate dall’acqua, di dune in ondulazioni morbidamente sovrapposte, di serpentini incuneati calanchi.

Patrizio Vellucci si muove, assecondando una periodica trascorrenza pendolare, e con ragionata sensibilità, tra l’informale e gli accenni di una figurazione astratta,comunque trattenuta prima di una compiutezza mimetica. E la sua è una riflessione in progress sullo statuto delle immagini.

Di tanto rendono testimonianza i collages fotografici che stanno: tra frammentazione e interezza, tra avvicinamenti e distanziamenti, tra visioni frontali e riprese laterali, tra configurazioni di eventuali preesistenze ed estrazioni suggestive di nuovi affioramenti, tra direzioni rettilinee e curvature e tagli e sagomature dello spazio, tra risucchi centripeti e spinte centrifughe. E queste immagini, ispirate alla filosofia del montaggio, e infatti smontate e rimontate, lavorate con la tecnica del collage, convergono a trattare di spazi urbanizzati, di alberi secolarissimi, di paesaggi naturali, di interni di chiese.

Scriveva Calvino che è dell’uomo, e dell’arte, non conoscere la realtà in sé, ma conoscere la realtà dei livelli nei quali la realtà si mostra e farne pensiero ed esperienza.

Ecco la questione della materia e della forma si declina anche così e questo è un suo esito possibile, qui.

Marcello Carlino